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Numero

139

COMUNICAZIONE ED EVOLUZIONE

La comunicazione in senso stretto consiste nel mettere il prossimo in grado di fare ciò che si è imparato senza fargli attraversare la parte sperimentale, ossia senza costringerlo a perdere tempo prezioso. Una società è dunque in grado di evolvere quando le informazioni sono condivise tra i suoi membri, assimilate dai singoli individui, fuse con le loro esperienze, rielaborate e infine rimesse in circolazione sotto forma di nuovi contenuti che perpetuano il processo. Nelle società primitive il limite stava nella quantità di informazioni che si potevano immagazzinare. Senza la scrittura gran parte del sapere si perdeva infatti con la morte del suo detentore. Per fare un esempio, il nostro antenato Krugg, che aveva imparato a distinguere i funghi commestibili da quelli velenosi, non poteva certo scrivere un manuale e nemmeno informare con WhatsApp il suo amico Krog che abitava appena oltre il fiume. Così c’era il rischio che il povero Krog, e con lui tanti altri, facessero davvero una brutta fine. Oggi questi problemi non esistono più e con uno Smartphone siamo in grado di sapere se un frutto è commestibile o se la tigre dai denti a sciabola è davvero pericolosa come sembra. Ma allora perché, nonostante la possibilità di accedere ad un’immensa banca dati, commettiamo sempre i medesimi errori? È una domanda che in molti si pongono e taluni sostengono che il flusso vorticoso della comunicazione contemporanea abbia un effetto abrasivo tanto sulle conoscenze quanto sulle coscienze. Qualcuno auspica un black-out che apra la strada ad una forma di disintossicazione. Altri temono complotti e vedono ovunque l’ombra del Grande Fratello. Noi non siamo così drastici ma se fosse possibile chiederemmo consiglio al vecchio Krugg e come lui cercheremmo di imparare a distinguere l’informazione nociva da quella utile. Sfortunatamente dobbiamo cavarcela da soli ma se i nostri antenati sono sopravvissuti alle tigri dai denti a sciabola perché non dovremmo riuscirci anche noi?

PS:
Un bravo editore concluderebbe dicendo che la sua rivista produce solo contenuti affidabili (scritti da Krugg in persona!) e via discorrendo. Però no, non stavamo parlando di falegnameria nelle righe qui sopra. Ci sono cose più importanti.

 


 

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