di
Giacomo Malaspina
Attrezzatura manuale
La pialla giapponese
Tutti abbiamo visto quei filmati in cui con pialle di varie dimensioni, talvolta eccezionali, i falegnami giapponesi producono trucioli unici e sottilissimi. Iniziamo sfatando un mito dunque: i legni di cui si vede nei filmati sono perlopiù tenerissimi (primi tra tutti cedro e paulonia), completamente privi di nodi e talvolta addirittura inumiditi per renderli maggiormente elastici. Allora perché continuare ad interessarsi alle pialle giapponesi, visto e considerato che nel nostro Paese prevale l’uso di legni duri e di latifoglie? Il motivo è presto detto: a parte il fatto che esistono anche modelli per legni duri (cambia l’angolo di seduta della lama), le pialle giapponesi sono molto leggere e le loro lame possono raggiungere un altissimo livello di affilatura grazie a degli acciai eccezionalmente compatti. Sono denominati White Paper Steel e Blue Paper Steel dal colore degli imballaggi che contraddistinguono le diverse leghe ed i fabbri giapponesi li uniscono a degli spessi dorsi in ferro che forniscono l’elasticità senza la quale sarebbero troppo fragili. C’è anche un altro motivo per approcciare al mondo delle pialle giapponesi e sta semplicemente nel piacere del settaggio, nel tentativo di raggiungere la perfezione e di ottenere un truciolo che accarezza il legno rendendolo brillante al solo passaggio della pialla!
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