di
Redazione
Attrezzatura manuale
Tre giapponesi a confronto
Come è risaputo, le lame delle seghe giapponesi tagliano sulla tirata e possono essere per questo più sottili di quelle di origine occidentale perché messe in tensione dalla fase attiva del taglio, la tirata appunto. Se a questa peculiarità si coniuga la presenza di una costola sul dorso della lama, l’attrezzo prende il nome di dozuki, ovvero la sega giapponese con il taglio più fine. Il termine dozuki significa letteralmente “spalle dei tenoni”, il che fa intendere come originariamente questa sega tagliasse principalmente traverso vena, quando oggigiorno è prodotta anche con lame per taglio misto o prevalentemente lungo vena. In tutti e tre i casi, ci troviamo di fronte a una sega da incastri che si impugna indifferentemente in fondo al manico o vicino la lama, con o senza l’indice sul dorso del manico o della costola.

