di
Ennio Fiorio
Materiali di consumo
L'abrasivo sconosciuto
Il lettore attento ai particolari avrà notato che nella stesura degli articoli non scrivo in prima persona perché essendo parte di uno staff con il quale mi confronto, ritengo corretto che quanto esposto sia al plurale avendovi concorso più persone. Devo però qui fare un’eccezione poiché gli aneddoti sono solitamente relativi al singolo individuo. Ebbene, sarò anche un tantino sadico, ma uno dei miei divertimenti preferiti, quando capito in qualche bricocenter, è chiedere al commesso di reparto quale carta o tela abrasiva mi consiglia per carteggiare del truciolare laminato. E vi garantisco che le facce dei commessi e le risposte potrebbero formare un libercolo di una comicità unica. Solo i commessi scafati si salvano in corner con la classica risposta “avremmo l’abrasivo adatto, ma al momento è finito”. Nelle ferramenta a gestione individuale non è che vada meglio, con l’unica differenza che lì la risposta è di due tipi: “che grana ti serve?” oppure “gli abrasivi sono a metà del terzo scaffale”. E tu te ne vai al terzo scaffale dove trovi magari ogni ben di dio ma senza uno straccio di indicazione tecnica. E fin che si tratta di carte qualche sigla simil-arabo sul retro c’è scritta, ma se sono tele feltrate per attacco a velcro è già qualcosa che sia indicata la grana. Eppure la corretta scelta dell’abrasivo è non solo condizione indispensabile per la qualità della finitura ma anche per la durata del prodotto e il tempo da dedicare alla carteggiatura.
