di
Redazione
Materiali di consumo
Naniwa professional stone
Pensando l'affilatura come il processo che porta una lama a tagliare come un rasoio (può anche fare di meglio), viene naturale pensare alla finezza dell'ultimo abrasivo usato per fare quel lavoro, come se tutto dipendesse da quei miracolosi passaggi finali. Al lavoro sporco che invece va fatto prima non si fa quasi mai caso. Chi affila da tanto tempo e vuole il massimo dai propri ferri sa bene che le cose non stanno così e che molto del risultato finale dipende proprio dai primi passaggi. Prendiamo l'esempio di un tagliente sbeccato o conciato malamente: per ricondizionarlo ci vuole un lavoro energico; si può fare alla mola, col rischio di stemprare l'acciaio, alla levigatrice a nastro, con il rischio aggiuntivo di arrotondarlo, su una lastra diamantata, che fin che taglia va bene poi diventa un lavoro infinito. E ancora poi su una pietra artificiale, di nuovo col rischio di arrotondarlo, sulla carta abrasiva, che si consuma in fretta e va staccata e riattaccata al supporto piano di continuo. E il tutto diventa tanto più critico quanto è più duro l'acciaio.
