di
Giacomo Malaspina
Ferramenta
Col ferro e col fuoco
È opinione diffusa che l’uso di chiodi nell’ebanisteria sia stato sempre evitato o che, piuttosto, fosse una pratica diffusasi solo in tempi recenti e spesso associata a produzioni di scarso pregio. Questa convinzione è in gran parte infondata in quanto l’uso di chiodature per assemblare mobilia è documentato almeno da quando l’uomo conosce la metallurgia. In realtà, in epoca più vicina alla nostra, c’è stato un momento in cui la produzione e l’uso dei chiodi hanno subìto una vera e propria impennata e lo si può collocare a cavallo dei secoli XVII e XVIII. In questo periodo infatti si assiste ad un mutamento tecnico nella costruzione degli arredi. Dal mobile “a scatola” realizzato quasi interamente assemblando assi molto larghe e spesse, si passa al mobile “a gabbia” ovvero una struttura con montanti e traversi ed una serie di pannellature destinate a chiudere i vani.
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