di
Ennio Fiorio
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Il rischio esposizione alla polvere di legno
Diverse volte, negli articoli relativi alle realizzazioni o nei test delle macchine abbiamo raccomandato di usare aspiratori e mascherine per limitare per quanto possibile l'inalazione della polvere, sia essa generata dal legno o da altri materiali. In modo particolare abbiamo ricordato la pericolosità della polvere di legno duro, a rischio cancerogenicità. Riteniamo sia il momento di approfondire la problematica, perché la salute deve sempre essere prioritaria, focalizzando la nostra attenzione proprio sulla polvere che si genera lavorando il nostro amato legno. Basta poco per rendersi conto che lavorare il legno genera polverosità. È sufficiente osservare le superfici scure dei nostri attrezzi per rilevare come, segata o piallata qualche asse il giorno prima, esse siano ricoperte da una sottile patina chiara dovuta alla polvere che vi si è depositata durante la notte. Eppure, a fine lavoro, eravamo stati così diligenti da pulire tutto accuratamente, o almeno così credevamo perché quella polvere era in sospensione nell'aria e virtualmente invisibile. Che poi questa polvere possa anche costituire un agente cancerogeno sono ormai tre lustri che gli Igienisti Industriali lo vanno predicando, tant’è che nel 1995 l'istituto per la Ricerca sul Cancro (1ARC) dell'organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) pubblica il volume "Wood Dust and Eormaldehyde", classificando le polveri di legno duro nel gruppo 1 degli agenti cancerogeni per l'uomo. Crediamo però che sia il caso di fare un po' di chiarezza su cosa s'intenda per "legno duro", perché siamo certi che molti di voi avranno pensato subito al rovere o altri legni che consideriamo "duri" dal punto di vista fisico-meccanico.

