di
Ennio Fiorio
Attrezzatura manuale
Morsetti e strettoi
Chiunque si sia cimentato in qualche lavoro con il legno si è trovato ben presto a dover risolvere il problema di unire tra loro i vari pezzi. Se per i primi lavori grossolani il problema è stato facilmente risolto ricorrendo a chiodi o viti, con il progressivo affinamento del “questo l’ho fatto io” il nostro falegname in erba si è reso conto che non era più possibile utilizzare sistemi che lasciassero tracce sulle superfici del manufatto deturpandone spesso l’aspetto. Si doveva passare all’incollaggio e, per tenere uniti i pezzi nel tempo di presa della colla, serviva qualcosa che potesse esercitare la necessaria pressione. In altre parole serviva un morsetto o strettoio o, meglio, diversi morsetti o strettoi. In altre occasioni si sarà reso necessario fissare provvisoriamente al pezzo in lavorazione una dima di tracciatura o una riga da seguire con la sega circolare, senza che viti o chiodi deturpassero la superficie del pezzo. Cosa usare allora se non uno strettoio? Per la verità, parlando con un vecchio falegname, ci renderemmo conto che egli opera una distinzione tra morsetti, quelli a forma di C con vite di pressione, e strettoi, questi ultimi chiamati anche “cagne” o “sergenti”, nella classica forma a manico d’ombrello con ganascia mobile lungo l’asta. Noi, per praticità, useremo indifferentemente il termine strettoio, anche perché il morsetto è quasi completamente soppiantato nel campo della falegnameria.
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