di
Vincenzo Farinella
Credenze, cassettiere, cassapanche e altri contenitori
Una credenza d'altri tempi
Un breve studio dell’etimologia del termine credenza ci porta a scoprire che questo deriva dal latino credere, forma verbale che esprime il confidare, la fede, la fiducia; e non c’è da meravigliarsi se il mobilio il cui nome deriva da questa parola fu concepito nel periodo Rinascimentale come luogo in cui conservare sotto chiave i propri averi e celarli a occhi estranei. Curiosi aneddoti narrano di epoche in cui i servitori usavano assaggiare cibi e bevande destinati ai loro padroni per assicurarsi che non fossero avvelenati, per cui il sostantivo originario “atto di fede” è entrato a far parte del gergo comune per definire il luogo materiale in cui cibi e bevande venivano conservati. Al passo col mutamento sociale dell’idea di oggetto di valore, sono cambiati nel tempo anche la collocazione, i contenuti e l’impiego della credenza: dallo studio in cui l’uomo d’affari custodiva documenti importanti a un uso prettamente casalingo in cucina o sala da pranzo, per riporre le vivande e mettere in bella mostra piatti e bicchieri. La versatilità della credenza ha di fatto reso nel tempo questo mobile uno tra i più utili e popolari.
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