di
Ennio Fiorio
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La captazione della polvere di lavorazione
Se c’é una compagna fedele dei nostri laboratori questa è senz’altro la polvere e, in massima parte, la polvere derivante dalle nostre lavorazioni. Ma se all’aggettivo fedele associamo una virtù muliebre, è indiscutibile che la polvere di legno richiama più una Agrippina che una Penelope e che non c’è possibilità di divorzio. La polvere non potrà mai essere totalmente captata, anche se completamente aspirata all’origine, perché i filtri in qualche modo devono pure lasciar passare aria e con questa qualche particella sfuggirà al filtro stesso. Ma se divorzio non può esserci, nulla vieta di tentare la via della separazione a tempo indeterminato. Già sul N. 13 della rivista il problema era stato affrontato ma, da allora, al rischio tumorale da “hardwood” (latifoglie) si è aggiunto prepotentemente anche quello da “softwood” (conifere). La redazione ha seguito costantemente l’evolversi della tecnologia, dai retrofit dei nostri aspiratrucioli ai metodi d’oltreoceano, i dust collectors e particolarmente i cyclone e la loro versione economica, ossia cicloni in scala ridotta e senza motore, nonché i coperchi (lid) per i bidoni di raccolta che ne replicano in vari modi il funzionamento anche con le oggettive limitazioni dovute all’economicità costruttiva.
