di
Redazione
Dispositivi accessori
Viti a cricchetto Stubai
Ci sono attrezzi di uso comune talmente basici nelle loro funzioni che sono rimasti tali e quali nel corso degli anni a prescindere da quanti ne siano passati. Martelli, sgorbie, scalpelli, sono solo una parte degli strumenti per cui lo sviluppo per certi versi si è concluso con la prima produzione. Siamo tutti così abituati a usarli per come sono, certamente funzionali, che a nessuno è venuto in mente di aggiornarli, se non nei materiali, o ripensarli in diverso modo. Prendiamo un altro esempio: il morsetto a vite, una “C” di acciaio che può aprirsi e chiudersi per stringere qualcosa tramite una vite collegata a un manico. Cosa c’è da ripensare? Stubai ha voluto porsi la domanda ed è riuscita anche a darsi la risposta, che a posteriori potremmo definire banale data la pochezza delle variabili in gioco: il manico. Banale ma per niente scema perché chissà quanti, al momento di stringere i pezzi, si saranno trovati nell’impossibilità di farlo a causa dell’ingombro di quel manico. E chissà quanti nel loro lavoro avranno dovuto limitare il numero dei morsetti, non perché la disponibilità fosse scarsa, ma perché non c’era lo spazio per impugnare il manico e poterlo girare con la mano. O ancora quanti non avranno potuto usarli per separare dei pezzi perché la reversibilità, quando c’è, aumenta l’ingombro di parecchi centimetri. Dunque l’idea della casa austriaca è stata quella di sostituire un pezzo, il manico e la vite ad esso solidale, con due pezzi distinti: una vite e una chiave a cricchetto.

