di
Francesca Di Croce
Design e Architettura
Open Design Italia 2015
Fare il designer autoprodotto costa e anche parecchio. Quando si parla di design ormai non si può prescindere dal parlare anche di autoproduzione. Lo sanno bene le schiere di speculatori che cavalcano l'onda di questa nuova realtà produttiva, proponendosi come sedicenti sponsorizzatori tramite fiere e mostre-mercato che, a fronte di prezzi al limite del salasso, garantiscono spazi minimi di esposizione che si aggirano intorno ai 7/9 mq. I giovani e meno giovani che si approcciano a questo lavoro sono spesso mossi dall'entusiasmo e da una forte motivazione che altrettanto spesso si infrangono contro le difficoltà, pratiche ed economiche, di fare di questa passione un lavoro. La domanda che sento spesso pronunciare ai designer autoprodotti quando si confrontano tra loro è: “Ma il tuo vero lavoro qual è? “, proprio perché sono in pochi quelli che riescono a trasformare la passione in business e, se non si ha la fortuna di essere ricchi di famiglia, è difficile trovare i fondi per alimentare questo sogno che ha bisogno di grandi investimenti per essere avviato e di tanto tempo e fortuna, oltre che di bravura, affinché diventi una fonte di guadagno effettivo.
