di
Ennio Fiorio
Macchine stazionarie
I trafori elettrici
Una massima popolare del mantovano recita a set an sè pütei, a setanta ancor quei che, tradotto nella lingua di Dante significa che a sette anni si è bambini e a settanta altrettanto. Questa massima può essere letta in due modi: nella sua accezione negativa dipinge un anziano come infantile e irragionevole ma se letta nella sua accezione positiva significa che la curiosità di imparare e il saper divertirsi con semplicità non ha età. E proprio con questo stato d’animo, a parte la serietà tecnico-professionale, ci ha permeati nelle prove pratiche dei trafori elettrici, con il corollario della moglie che ci guardava con una sorta di interessato e divertito compatimento. Pur avendo tra le mani macchine tecnicamente al top, la mente tornava prepotentemente all’archetto manuale che faceva scorrere la lametta sul prezioso pezzo di compensato sostenuto dalla tavoletta con cava a V fissata al tavolo della cucina con un morsetto più elastico che rigido. Bei ricordi dei tempi andati che dobbiamo accantonare nell’esame delle macchine testate.
