di

Paolo Frattari
16/05/2018

Scultura, intaglio e intarsio

Un tavolino, uno sgabello oppure una scultura

La prima parte della mia vita, dalla nascita fino al trentesimo anno d’età, l’ho trascorso in campagna, da contadino. In quel periodo, in particolare alla fine degli anni ottanta, il miraggio del “boom economico” spinse quasi tutti i contadini ad abbattere secolari piantagioni d’olivo per liberare lo spazio, affinché i nuovi enormi trattori potessero effettuare le moderne coltivazioni cosiddette intensive. A questo si aggiunse che, sempre il medesimo miraggio, prevedesse, questa volta in casa, l’analogo abbattimento dei camini a legna, per sostituirli con le più comode caldaie a gas. Le nuove mutate condizioni crearono quindi delle grandi cataste di legno d’olivo in cerca di un rapido utilizzo per sgombrare definitivamente il campo. Fu facile quanto ovvio per me, aspirante scultore e squattrinato, ricevere gratuitamente dai colleghi contadini, i migliori fra quei tronchi, e conservarli per la mia seconda occupazione.

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