Storie di chi, il magazine digitale che racconta l’eccellenza silenziosa

Silvia Zanardi e Naù Germoglio

Intervista a Silvia Zanardi, giornalista

“Lavoro fra Venezia e Milano e giro l’Italia alla ricerca di storie. Ho fondato il magazine Storie di chi per raccontare storie di persone che amano il proprio mestiere e l’ambiente in cui vivono.”

 Cos’è Storie di chi?

Un magazine digitale dedicato a storie di eccellenze silenziose. Persone che hanno intrapreso un percorso alla ricerca di se stesse e che riescono ad esprimersi in un atto creativo. Persone che creano qualcosa nella quale si riconoscono, che non lo fanno necessariamente per avere un ritorno economico o per lavoro. Primo requisito per essere raccontate nel nostro sito: che siano sconosciute, che non esistano sul web, ovvero che siano storie assolutamente inedite.

Roberto Montagna di Silvia Zanardi

Parliamo molto di tradizioni che stanno scomparendo e degli artigiani che le tutelano con il loro lavoro.

Raccontiamo anche storie di imprese che vogliono promuoversi facendo conoscere i loro valori e la loro storia, attraverso documentari d’autore, articoli redazionali, libri, fotografie. Grazie a questi servizi, possiamo continuare a raccontare le storie dei piccoli ed in qualche modo sono le imprese a sostenerne la visibilità.

Roberto Montagna, foto di Silvia Zanardi

Come vi è venuta l’idea di raccontare queste storie?

E’ venuta a me nel 2014. Sono giornalista e ho lavorato per i quotidiani veneti del gruppo L’Espresso. Nel 2012, all’interno del giornale La Nuova Venezia, mi è stata affidata una rubrica dedicata ai veneziani. Ho iniziato a raccontare queste storie partendo dagli artigiani, in particolare dal calzolaio che avevo sotto casa, che ha lavorato per 60 anni nella stessa bottega e proprio dalle vetrine del suo negozio aveva visto la città cambiare. Da lì si è aperto un mondo, perché a Venezia esistono ancora tante botteghe artigiane legate al settore dell’arte, dell’arredamento, della moda e, naturalmente, alla realizzazione di gondole e imbarcazioni.

Roberto Montagna, foto di Silvia Zanardi

Ho scritto circa 60 storie e, a un certo punto, ho deciso di andare a cercare storie di questo tipo in tutta Italia: le ho raccolte in un blog che presto, grazie al premio giornalistico “Massimiliano Goattin”, è diventato un magazine che attualmente ospita storie e articoli anche di collaboratori esterni. L’ho chiamato “Storie di chi” perché nella notte in cui l’ho aperto non riuscivo a dire di chi fossero queste storie e ogni sostantivo (artisti, artigiani, ecc…) mi limitava la visuale. Nel 2015 ho aperto la sezione dedicata ai video/documentari, dopo aver conosciuto il regista Naù Germoglio. Gli imprenditori hanno cominciato a chiederci di realizzare questi documentari anche per loro. Così abbiamo creato un modello di business che ci permette di mantenere la struttura.

Piero Dri, foto di Linda Scuizzato

Come trovate gli artigiani?

Arrivano con il passaparola, proprio perché parliamo di artigiani che non sono su internet. Abbiamo fatto quasi tutte le regioni d’Italia ma ce ne mancano ancora un po’.

Ci manca ancora la Basilicata, la Sicilia, l’Emilia Romagna e il Piemonte. Abbiamo parecchie storie in Veneto, Lombardia e Trentino, Friuli, quindi soprattutto nel Nord Italia.

Vogliamo andare verso sud, farci conoscere di più da Roma in giù. Esistono sicuramente tante persone che vale la pena raccontare, ma che sono poco conosciute al di fuori del territorio di origine.

Piero Dri, foto di Linda Scuizzato

L’età media è alta o ci sono giovani protagonisti delle storie che raccontate?

Ci sono molto giovani che si stanno inventando una professione artigianale legata all’innovazione della tradizione. Sono giovani molto preparati che guardano all’artigianato con una visione innovativa. Molti sono laureati che hanno avuto svolte di vita e deciso di mettere a frutto le loro conoscenze, sia artigianali (spesso ereditate dalla famiglia oppure approcciate per passione), sia legate alla tecnologia e alla comunicazione. Quindi sono bravi anche a raccontarsi. Spesso però fanno fatica ad andare avanti, oppure non hanno fondi per prendere in affitto uno spazio e spesso lavorano da casa. Molti mantengono attività in parallelo, come l’operaio metalmeccanico che fa violini di notte. Sono giovani rispettosi della tradizione, perché sanno di avere la responsabilità di mantenerla viva. E per fare questo, studiano molto e sono, in genere, molto preparati sulla materia a cui decidono di approcciarsi.

Gabriele Gmeiner, foto di Linda Scuizzato

Gli artigiani più grandi di età stanno provando ad aprirsi alle tecnologie?

Sì, soprattutto quelli tra i 50/60 anni. Spesso sono le donne, soprattutto le artigiane alla moda, ad investire nella comunicazione. Marisa Convento, ad esempio, è un’impiraressa, ovvero una delle ultime artigiane che impira perle di Murano. A Venezia, ha una bottega molto bella ed è riuscita a raccontarsi e a farsi conoscere attraverso la sua pagina Facebook e il suo sito.

Gabriele Gmeiner di Linda Scuizzato

C’è uno spirito di condivisione tra gli artigiani?

Abbastanza, ma potrebbe essere di più. Spesso sono persone molto solitarie. E’ più facile che avvenga nel settore della moda, ma generalmente rimangono eventi isolati.

Ti è capitato di raccontare storie che ti hanno fatto pensare che valesse la pena mettere in contatto due o più artigiani?

Sicuramente! E lo abbiamo anche fatto. A livello creativo, abbiamo messo in relazione delle persone, ma non so se le cose siano proseguite. Ci deve essere la volontà di fare, ma spesso si tratta di persone che hanno un proprio modo di lavorare che rende difficile la collaborazione. Ci si deve anche un po’ “trovare” con l’altra persona, a livello caratteriale. Per esempio ho visto due artigiane unirsi per un progetto: una che lavora la ceramica e l’altra che produce scarpe artigianali; ma, come dicevo prima, sono ancora casi rari.

Gabriele Gmeiner, foto di Linda Scuizzato

Il coworking creativo, che nasce sul concetto di condivisione dello spazio di lavoro, soprattutto per economizzare sul costo dell’affitto, è per esempio un ambiente che concilia le collaborazioni. Lavorando nello stesso spazio, la contaminazione è più facile. Pur continuando a lavorare da soli, è facilitata la collaborazione con gli altri, proprio perché ci si ritrova ogni giorno a lavorare nel medesimo ambiente.

Avete avuto modo di mettere in contatto le piccole eccellenze con il mondo dell’impresa?

È nei programmi, in questi mesi stiamo realizzando un progetto di storytelling che mette in relazione alcuni protagonisti delle nostre storie con i prodotti di un’azienda di design. L’obiettivo di Storie di chi è anche fare cultura, ma non è semplice perché spesso la cultura viene vista come qualcosa che fa perdere tempo. Eppure, artigiani, artisti e imprenditori hanno molte più cose in comune di quanto si possa pensare. Il sogno è di metterli in relazione molto di più.

Gabriele Gmeiner, foto di Linda Scuizzato

Come immagini si possa promuovere questa relazione tra artigiani e aziende?

Attraverso lo sviluppo di luoghi di incontro tra creativi, dove poter condividere storie e interessi. L’impresa dovrebbe farsi promotrice di questo incontro, diventare vetrina per questi artigiani. Come, ad esempio, è accaduto a Mestre: un artista giapponese, Masaru Kashiwagi, che fa sculture in rame, è stato contattato da una concessionaria d’auto che vende automobili giapponesi. La titolare ha scoperto l’artista grazie a un documentario che stiamo realizzando e ha deciso di dargli spazio, esponendo gratuitamente le sue opere all’interno della concessionaria. Fa ben sperare!

Ora che conosci un po’ di Legno Lab, quale suggerimento (consiglio o augurio) ti senti di fare ai nostri lettori?

Mi viene da dire che il legno è un materiale davvero affascinante perché è antico come la storia del mondo e, nonostante ciò, i modi di lavorarlo e usarlo non si esauriscono mai. Bisogna sempre rispettarlo, in quanto materiale vivo che più di tanti altri grida la propria storia e origine. Il consiglio che vorrei dare è sì di rinnovarlo, ma di rispettarlo sempre. E di rendersi conto che quando si lavora il legno si tiene in mano un pezzo di storia!

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