Lampadario in legno fai da te

4 idee da copiare per dare un tocco originale alla propria casa

Il lampadario è la ciliegina sulla torta dell’arredamento domestico. Fateci caso: quante volte vi è capitato, soprattutto dopo un trasloco, di rimanere mesi e mesi senza lampadario, con la lampadina che penzola dal cavo elettrico? Eppure, finché non si procede all’acquisto e all’installazione, l’arredamento sembra sempre incompiuto.

Cupola pendant di Tamasine Osher

E in effetti è proprio così; trovare il modello giusto che risponda alle esigenze di ognuno non è facile, anche perché in commercio (e soprattutto nelle grandi catene a basso prezzo) spesso i modelli disponibili non soddisfano le nostre aspettative. Per non parlare degli esemplari in legno, più unici che rari, e a volte dal costo troppo elevato.  Mai come in questo caso, quindi, meglio farselo da soli (oppure farselo fare da qualcuno, se non avete modo o voglia di sporcarvi le mani)!

Ecco una breve lista di progetti interessanti, che potrete realizzare con le vostre mani oppure far produrre da un artigiano di fiducia, per avere in casa il pezzo unico che state sognando.

1. Il lampadario tornito

Lambater

Il lampadario tornito è un’ottima scelta se si vuole optare per una luce orientata verso il basso, come nel caso, ad esempio, di un punto luce che scende sopra al tavolo da pranzo. La caratteristica di questo tipo di lampadari è che sono quasi più belli da spenti che da accesi. Bisogna tenere conto infatti che il legno usato come paralume, soprattutto quando si lavora con determinati spessori, non lascia filtrare la luce a meno che non ci siano discontinuità sulla superficie, dovute ad esempio a segni di tarli o fessurazioni del materiale. Questo tipo di lavorazione prevede in genere l’uso del legno massello.

Occorrente: per realizzare questo tipo di lampada, ciò che vi occorre è un tornitore (ovvero qualcuno che sappia lavorare al tornio). Quello che potete fare prima di affidargli tale compito è immaginare una forma e disegnarla su carta o su computer.

Pin DI Ian Vicknair

Il disegno: prima di iniziare a mettere la matita su carta (o a impugnare il mouse), acquistate il sistema elettrico (almeno cavo e portalampada, per intenderci). La dimensione di questi elementi, infatti, è fondamentale per la realizzazione di un disegno tecnico correttamente dimensionato. 

Importante: il pezzo di legno lavorato al tornio gira attorno ad un’asse centrale, quindi il disegno deve per lo più avere una simmetria rispetto a tale asse.

Se riuscite, disegnate la sagoma in scala 1:1 su una griglia da 1 x 1cm. Per il tornitore sarà più facile la lavorazione e voi potrete avere un’idea più concreta del risultato finale. Una volta che avrete il disegno in dimensione reale, potrete anche verificare la posizione della lampadina che avete scelto ed evitare che spunti fuori dalla sagoma o che rimanga troppo lontana dal bordo inferiore.

Lune Pendant di Uhnger

Il dettaglio da ricordare: il legno è un materiale vivo! Quando si lavora con il massello, bisogna tenere ben presente che con il tempo, le variazioni di temperatura e di umidità dell’ambiente, può essere soggetto a fessurazioni. Questo però fa parte del gioco quando ci si affida a un materiale naturale. E il legno è uno dei pochi che, anche quando si usura o si crepa, mantiene inalterata la sua bellezza (e a volte addirittura migliora!).

The Crack Bowl Light di Kwon Jae Min

Un’alternativa: usando il lamellare (che si ottiene dall’incollaggio di più tavole di legno) si possono ottenere contrasti cromatici particolari. Il tornitore potrebbe però non apprezzare, perché la colla può intaccare l’affilatura delle sgorbie.

 

Vuoi saperne di più sulla tornitura? Non perderti gli articoli de “La scuola di tornitura

2. Lampadario con piallaccio

Il piallaccio altro non è che un sottile foglio di legno ottenuto con macchine particolari chiamate sfogliatrici. In questo modo si ottiene una lastra molto sottile che in genere è venduto in uno spessore di 0,6 mm. Molti designer si cimentano con questo tipo di prodotto per la produzione di lampade, proprio perché la sottigliezza del materiale garantisce il filtraggio della luce attraverso la fibra del legno.

Lampadario fatto a mano di Alexander Lamps

In commercio esistono i piallacci naturali, ottenuti direttamente dalla lavorazione del tronco e che mantengono la sagoma naturale della pianta, e i ricostituiti, prodotti industriali ricavati dall’accostamento di più strisce (fino a ottenere anche piallacci di 60 cm di larghezza) che vengono poi incollate su supporti di varia natura, come stoffe, carta o su adesivo. Approcciare questo materiale, soprattutto quello naturale, significa essere pronti a risolvere tutta una serie di problemi tecnici legati alla fragilità e alla difficoltà di farlo aderire a altri supporti senza avere problemi di scollamento e superficie non perfettamente liscia.

Studio Vayehi

I pro e i contro di entrambi i materiali

Piallaccio naturale

PRO: è molto più bello del ricostituito e su questo non ci piove. La bellezza è data anche dalla varietà di legni che esiste in commercio (ricordo che, anche in questo caso, non esiste un pezzo uguale all’altro perché la natura ha più fantasia di noi), più o meno venati, scuri, chiari, ecc…

CONTRO: Rimane un materiale difficile da lavorare, soprattutto con chi non ha molta esperienza, rispetto a quello prodotto a livello industriale.

 

Studio Vayehi

Ricostituito

PRO: E’ facilmente acquistabile anche in catene di negozi di bricolage.

CONTRO: proprio perché è un prodotto industriale, a volte può avere difetti di fabbricazione come ad esempio fessure tra un foglio e l’altro o accostamenti di fogli dalle venature e colori molto diversi. In entrambi i casi, si riesce a vedere a occhio nudo che si tratta di un prodotto non naturale. Nella faccia posteriore rimane visibile il supporto su cui sono incollati i fogli di legno, un elemento da considerare in fase di progettazione.

La scelta finale resta a voi: lavorare con un materiale naturale al 100%, consapevoli della sua bellezza e al tempo stesso della sua fragilità (e della conseguente difficoltà di lavorazione), oppure affidarvi a un prodotto industriale, indubbiamente meno bello ma comunque d’effetto e più facilmente lavorabile.

Lampe Ronde di Atelier-d

Un paio di consigli:

  1. proprio per la difficoltà di lavorare con questo materiale, conviene assecondarlo. Meglio preferire delle forme curve e sinuose piuttosto che provare a forzarlo a fare movimenti strani o peggio a incollarlo su un supporto rigido, a meno che non sia pieno. La strada più facile è lasciarlo libero di dialogare con se stesso, incollandolo alla struttura solo in piccole porzioni e assecondando la sua tendenza naturale a curvarsi in senso longitudinale.
  2. più il legno è chiaro, più lascerà filtrare la luce. Legni più venati, soprattutto nelle composizioni con fogli oltre i 5 cm di larghezza, daranno vita a effetti di luce e trasparenza molto suggestivi, una volta che la lampada è accesa.

Lotus di Yndlingsting

I vari approcci alla progettazione:

  • la forma classica: un foglio di piallaccio richiuso su se stesso a cilindro. In questo caso, quello più semplice e banale, si può optare sia per il ricostituito che per quello naturale; il foglio può essere incollato con colla vinilica, oppure graffettato (usando clip metalliche). Per la struttura, meglio usare un supporto sottile, ad esempio ad uno scheletro metallico di un paralume classico, oppure un disco in legno;

 

Lampe Ronde atelier-d

 

  • giocare con sottili lamelle di pochi centimetri di larghezza all’interno di una composizione casuale e asimmetrica, come in una sorta di struttura a nido;
  • cercare di ricreare delle forme più regolari e simmetriche, attraverso un modulo che si ripete oppure tramite un incollaggio di lamelle della stessa dimensione attorno ad un supporto rigido regolare (ad esempio attorno a una base cilindrica).

3. lampadario modulare a incastro (modulo a raggiera)

Le strutture modulari ad incastro sono costituite da elementi della stessa dimensione (o gruppi di elementi di dimensioni diverse) che si uniscono fino a ottenere una composizione regolare.

Alternandme

Ci sono diverse possibilità di approccio alla progettazione, ma il modulo a raggiera rimane la struttura più facile da gestire in fase progettuale.

Questo sistema è molto semplice da sviluppare e si compone di moduli disposti attorno ad un’asse centrale; in questo caso c’è spesso un disco (o due) di legno con appositi incastri equidistanti che accoglie le lamelle che costituiscono la raggiera; la struttura è facile da progettare e consente delle variazioni nella sagoma del lampadario, semplicemente modificando la forma del singolo modulo.

Aion Iumidesign

Come costruire il disegno: anche in questo caso, come nel tornio, potete disegnare una sagoma in prospetto, a grandezza naturale, su una griglia di 1x1cm. Valgono le stesse regole: comprate prima il cavo e la lampada, prendetene le dimensioni e costruite la vostra lampada attorno ad essi.

Un dettaglio fondamentale da non sottovalutare: con una struttura di questo tipo, fatta di elementi sottili che si intervallano a distanze regolari, si ottengono giochi di luce e ombre molto particolari: dimenticatevi l’effetto di diffusione che avreste usando un paralume tradizionale; la lampadina resterà a vista e i moduli produrranno un reticolo di ombre sul soffitto e sulle pareti.

H2 Vodorod

Una volta realizzato il disegno della sagoma non vi resta che passare al taglio. Quale materiale usare? Decisamente il multistrato: la struttura funziona esteticamente e tecnicamente se i moduli sono sottili (5 o 6 millimetri al massimo) e strutturalmente il massello è poco adatto a lavorare a incastro con questi spessori.

Atelier D

Un’altra opzione: se volete, potete far tagliare i moduli con la macchina al taglio laser. Anche in questo caso, affidatevi a chi ne sa per impostare il disegno. E’ importante, infatti, realizzare un disegno in scala 1:1 con programmi adatti e saper ottimizzare i pezzi in un foglio di materiale, per limitare gli sprechi.

Van Tjalle en Jasper

Un fattore importante: la macchina al taglio laser è un fascio di fotoni che taglia il materiale con una precisione millimetrica, un po’ come la spada laser dei guerrieri Jedi di Star Wars. Il laser genera delle alte temperature localizzate che bruciano il materiale, ottenendo un taglio netto di meno di un millimetro. Ciò ha una conseguenza importante sull’aspetto dell’oggetto tagliato perché il bordo in corrispondenza del taglio risulterà irrimediabilmente annerito (potremmo quasi dire “bruciato”).

4. Lampade modulari in listelli di massello

 

In questo tipo di progetto bisogna giocare sulla composizione. Il materiale è facile da trovare e da lavorare. Lo sforzo in più è richiesto a livello progettuale, per fare in modo di ottenere una struttura solida, funzionale e esteticamente gradevole, mettendo in risalto la modularità degli elementi.

Un presupposto importante: i listelli devono essere tutti uguali in sezione. Questo vi permetterà di effettuare molte variazioni sul tema della ripetizione di uno stesso modulo.

 

WD04 di Héctor Serrano

Alcune strade possibili:

  1. Simmetria e regolarità. Disporre i listelli secondo uno schema regolare, in cui sono equidistanti tra loro, aiuta ad accentuare questo concetto di modularità in maniera semplice ed elegante. In alcuni casi, si può variare la lunghezza dei singoli elementi, mantenendo però la stessa sezione. Questo donerà movimento alla struttura senza perdere l’armonia della costruzione. 

     

  2. Costruzione di uno scheletro:

Proprio in virtù della sezione regolare, potete assemblare i listelli ottenendo una struttura complessa. A questo punto si aprono due strade: la prima è quella in cui lo scheletro si sviluppa attorno alla lampadina. In questo, come in altri casi visti prima, dovete tenere conto dell’effetto di ombra che esso andrà e ricreare. La seconda, che è forse più interessante ma più complicata da realizzare, prevede l’incasso di sorgenti LED all’interno dei listelli stessi. 

Lofter Spiral di Svetilnik

Cosa bisogna prevedere quando si usa la tecnologia LED:

  1. uno spazio dove mettere il trasformatore (che consiglierei di nascondere all’interno della coppa);
  2. un vetrino opalino che funga da diffusore per la luce, evitando di vedere quello sgradevole effetto puntinato tipico degli strip LED.

Al di là della forma e del materiale che sceglierete, ad un certo punto della progettazione  dovete assolutamente dare la dovuta importanza al sistema elettrico; fondamentale passo nell’affrontare il progetto, sia per ragioni estetiche (nel caso in cui, ad esempio, vogliate associare al legno un cavo elettrico rivestito in tessuto colorato),  che funzionali (scegliendo una luce adeguata all’uso che dovete farne, sia dal punto di vista della potenza che del colore), ma soprattutto di sicurezza.

Cerchi altre idee di lampade in legno? Dai un’occhiata all’articolo “Il massello prende luce”

 

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