L’amore per il legno. Il miglior modo per comunicare

Il mese scorso, mentre stavamo lavorando al numero 104 di Legno Lab, abbiamo ricevuto la visita di un falegname giapponese; il Maestro Tsunehito Minegishi. Il caso ha voluto che proprio in quei giorni fossimo alle prese con la recensione di un pialletto giapponese e la sua presenza è stata fondamentale per la corretta preparazione dell’utensile. Trovate qui i risultati dello sforzo congiunto italo-giapponese. Nelle prossime righe vogliamo invece raccontarvi delle nostre sensazioni e dello strano effetto che fa parlare e capirsi senza condividere la medesima lingua. Tsunehito infatti parla solo giapponese e noi arriviamo al massimo ad un decente inglese. Ma facciamo un passo indietro e parliamo dell’attesa. Ovviamente eravamo informati sulle capacità del Maestro (google in questi casi è meglio del KGB!)

L’attività di Tsunehito è molto varia e spazia dagli arredi tradizionali per i giardini giapponesi alla falegnameria più classica.

 

Una delle sue specializzazioni è la ricostruzione di ruote per mulini ad acqua. E’ uno dei pochi artigiani in Giappone a mantenere viva questa tradizione.

 

Nel repertorio di Tsunehito non mancano gli arredi, ovviamente eseguiti con la magistrale perizia degli artigiani giapponesi.   

e nel pomeriggio di attesa in laboratorio eravamo indecisi se accogliere l’ospite facendo sfoggio dei nostri migliori scalpelli giapponesi o fare finta di niente sperando che fosse lui a notarli. Abbiamo un grande rispetto delle tradizioni tecniche del Giappone e tutto avremmo voluto tranne che fare una brutta figura. Quindi, piuttosto che cimentarci in patetiche sceneggiate, abbiamo deciso di accogliere Tsunehito come avremmo fatto con chiunque altro. In pratica quando è arrivato ci ha trovati tra la troncatrice e il banco da lavoro dove stavamo approntando un paio di incastri con tecniche e strumenti rigorosamente occidentali. Le presentazioni sono state rapidissime, abbiamo preparato il classico caffè di benvenuto e, prima che la caffettiera si svuotasse, il nostro amico ha tirato fuori dal bagaglio un sacchetto di stoffa con un martellino e una pialla giapponesi. Gli sarebbero serviti la settimana successiva per un corso che avrebbe tenuto a Torino presso un’associazione italo-giapponese.

Il Maestro all’opera mentre ci impartisce una breve lezione sul settaggio delle pialle giapponesi.

In pochi minuti abbiamo iniziato a fare trucioli, sottilissimi naturalmente, e a parlare di attrezzature e tecniche varie. Parlare per modo di dire perché in realtà abbiamo iniziato a tirare fuori ogni sorta di attrezzo scambiandoci opinioni (leggasi gesti, movimenti, suoni e sguardi) sulle differenze tra la tradizione giapponese e quella occidentale. Man mano che gli utensili uscivano da cassetti e scaffali, l’entusiasmo di Tsune (abbreviazione di Tsunehito per gli amici) cresceva. Era letteralmente rapito, esattamente come lo saremmo stati noi nel suo laboratorio.

Dopo solo mezz’ora di chiacchierata ecco come si presentava il piano del banco da lavoro. In pratica gli unici strumenti che Tsunehito non ha provato sono state le macchine!

Descrivere la sensazione di quei momenti è abbastanza difficile; condizionati dall’alone di mito che avvolge la falegnameria giapponese, ci aspettavamo uno scarso interesse per le tecniche occidentali da parte di un falegname del Paese del Sol Levante. Invece ci siamo trovati a condividere una passione profonda per tutto ciò che riguarda la lavorazione del legno. Ogni tanto Tsune si rivolgeva convulsamente alla nostra amica-interprete Daniela; curiosi di cosa chiedesse la risposta è stata nell’ordine: “dove si compra questo?”, “questo mi serve!”, “questo lo voglio!” e così via. Le cose che più hanno impressionato il nostro collega sono stati un cavalletto da sediaio ed una coppia di vastringhe ma anche la tavola di guida per intestare con la pialla ha fatto la sua bella figura.

Tsune al lavoro con una voltina a telaio di tradizione europea. Dietro di lui il cavalletto da sediaio e le vastringhe che tanto lo hanno colpito.

 

Anche la tavola di guida, equipaggiata con una pialla Veritas, ha mostrato il suo fascino. Insieme a sponderuole, bastoni per cornici e pialle autocostruite.

Probabilmente le vastringhe ha fatto in tempo ad ordinarle ed ora sono con lui in Giappone. Il tempo speso in laboratorio non è stato moltissimo; di comune accordo abbiamo deciso che sarebbe stato meglio parlare di legno mentre godevamo delle bellezze paesaggistiche ed enogastronomiche della Tuscia. Però abbiamo fatto in tempo a registrare una breve videointervista. Il filmato non è dei migliori perché alle sette di sera, dopo una giornata di viaggio e di lavoro, eravamo tutti stanchi. Per renderlo più gradevole l’abbiamo mixato con le fasi preparatorie del pialletto giapponese di cui scrivevamo ad inizio articolo. Lo trovate come al solito sul nostro canale youtube. Arrivederci Maestro. Cercheremo di mantenere al più presto la promessa che abbiamo fatto e venire a visitare il tuo laboratorio!

Anche senza capirsi può nascere un’amicizia. E’ una delle tante magie del legno!

PS: dimenticavamo lo scambio di doni! Noi in questo momento stiamo sorseggiando del buon saké, mentre probabilmente Tsune sta affilando un ferro da pialla laminato prodotto in Italia negli anni ’60.