Falegname a 360°

 

Sentendoci ripetere il detto “impara l’arte e mettila da parte” cerchiamo da sempre di afferrarne il senso, di capire se l’antico adagio sia veritiero o meno. Si potrebbero aprire infinite discussioni su cosa sia più “conveniente” da un punto di vista economico: se specializzarsi in un campo specifico o imparare il maggior numero di mestieri. Fatto vero che non c’è una risposta universale e che l’argomento è assolutamente soggettivo, oggi vi raccontiamo la storia di due falegnami, padre e figlio, che hanno fatto di questo detto uno stile di vita.

Abbiamo incontrato Andrea Greco e suo padre Fernando nella loro falegnameria specializzata in lavorazioni nautiche… ma non solo! Molto attiva nei cantieri navali di Cattolica e dei porti circostanti, apprezzata per la capacità di risolvere le “richieste di bordo” più esigenti, l’attività della falegnameria Greco è iniziata con il papà di Andrea, il primo in famiglia ad affacciarsi a questo mestiere. Un’avventura cominciata nel 1975 a Galatina, quando Fernando, all’età 13 anni, si è proposto come apprendista presso un laboratorio della cittadina pugliese per imparare i primi rudimenti della falegnameria, quelli senza i quali non è possibile muovere tutti i passi successivi: spazzare e pulire il laboratorio dalle ragnatele! “Dopo alcuni anni di anzianità si passava a raddrizzare i chiodi”, racconta Fernando, “si faceva così perché i chiodi al di sopra dei 4cm avevano un certo costo, mentre l’apprendista non costava nulla. Non veniva pagato dal datore di lavoro, al contrario erano i suoi genitori che pagavano il datore per insegnare un lavoro al figlio, ovviamente con un compenso in natura: formaggio, uova, carne, olio…”

Pian piano Fernando si è fatto strada e ha cominciato a pulire il legno, togliere i chiodi, tagliare alla sega circolare… Come ci dice lui stesso, quando un ragazzo iniziava il suo percorso di apprendistato, non c’era un periodo predefinito per arrivare a fare il primo taglio. I vecchi maestri erano gelosi del mestiere e non insegnavano niente esplicitamente. Era il ragazzo a dover esser sveglio e imparare con gli occhi e poi, quando il maestro non c’era, ad approfittarne per esercitarsi a fare una coda di rondine, a verniciare un pezzo o affilare uno scalpello. Il tipo di incombenze che attendeva l’apprendista falegname variava comunque di molto a seconda del laboratorio dove prestava servizio: c’erano alcune falegnamerie in cui si facevano porte, altre in cui si producevano battiscopa, altre ancora in cui si eseguivano riparazioni di un tipo piuttosto che di un altro, così anche i rudimenti che si apprendevano potevano essere diversi. Nei passaggi che si facevano da una falegnameria all’altra, spinti dalla ricerca di una migliore retribuzione o di una conoscenza più specifica, si acquisivano diverse conoscenze e il proprio bagaglio formativo si arricchiva.

“Magari con il passare del tempo e l’aumento della fiducia da parte del titolare, ti mandavano da solo con la bicicletta a cambiare un vetro o cose simili… non dimenticherò mai di quella volta in cui ho dovuto fare 3km per andare da un cliente a cambiare un vetro con la Graziella, con il vetro su un pedale e un piede sull’altro…” ci racconta Fernando con sguardo malinconico mentre noi iniziamo a renderci conto della dura vita dell’apprendista. Anche quando gli altri nel fine settimana riposavano, i ragazzi dovevano tornare in laboratorio a pulire, eppure la possibilità di apprendere un’arte tanto antica e preziosa era una spinta talmente forte da convincerli a continuare nel loro percorso formativo. Quello di Fernando presso le falegnamerie locali, durato dieci anni, ce lo sintetizza lui stesso così: “se uno era bravo e sapeva quel che faceva, prima o poi veniva contattato da qualche falegname locale. Visto che il posto in cui aveva iniziato a lavorare era a zero lire, magari nella nuova falegnameria gli veniva offerta 1 lira e pian piano faceva passi avanti”.

Questi piccoli passi in avanti hanno portato Fernando ad avere i primi contatti diretti con i clienti; trattando i loro lavori dall’inizio alla fine, più di qualcuno gli ha suggerito a quel punto di mettersi in proprio, così lui si è messo a cercare un locale in cui mettere una macchina combinata. Durante la settimana continuava a lavorare presso la falegnameria corrente come dipendente mentre nel weekend lavorava per conto suo. Un po’ alla volta il passa parola gli ha portato sempre più lavoro fino a quando la mole è diventata tale da spingerlo a proseguire con la sola attività in proprio. Quella spinta di cui si parlava prima, quella che sprona i ragazzi a continuare la gavetta, fu così forte per Fernando che egli decise poi, nonostante l’attività ormai avviata, di trasferirsi al nord per dare ulteriore slancio alla sua carriera di falegname. “Ci siamo trasferiti al nord per avere maggiori possibilità e anche per le migliori condizioni economiche offerte da quelle parti. Ci siamo messi a lavorare per un’azienda strutturata nella quale abbiamo avuto la possibilità di farci conoscere e apprezzare; è stata un’esperienza positiva durata circa 15 anni.

L’azienda operava prevalentemente in ambito nautico e noi abbiamo potuto imparare moltissimo in questo settore: dalla realizzazione del modello alla costruzione strutturale dell’intero scafo, nel corso degli anni abbiamo imparato tutte le fasi che portano alla creazione di un’imbarcazione.” Con l’arrivo della crisi buona parte del cantiere navale chiuse i battenti e padre e figlio, tra mobilità e altro, si ritrovarono senza lavoro seppure con un po’ di soldi in tasca. Ma c’erano ancora tanti clienti che avevano bisogno di manutenzione e anche l’armatore non sapeva come fare per le riparazioni sulle sue imbarcazioni, cosicché alla fine gli è stato chiesto: “visto che conoscete il settore e sapete lavorare, perché non venite voi a fare la manutenzione e i vari lavori?”. Aiutati da un po’ di sano spirito imprenditoriale e dal passaparola dei clienti soddisfatti, è cominciata in questo modo la loro nuova attività.

“Le soddisfazioni più grandi le avevamo quando su una barca da milioni di euro facevamo delle modifiche di nostra iniziativa, come se fosse parte di noi viaggiare per mari che non immaginavamo nemmeno e su barche che mai ci saremmo potuti permettere di manovrare” ci dice Fernando. “A volte le persone immaginano che dietro certe soluzioni intelligenti ci siano fior fiori di ingegneri mentre molto spesso ci sono solo dei semplici artigiani. Grazie ad una vita spesa a lavorare in ambiti diversi, riescono a trovare quelle soluzioni pratiche che sono fondamentali, non solo negli spazi ridotti delle navi, dove le risorse vanno centellinate, ma un po’ ovunque”. Da un evento negativo come la chiusura dell’azienda in cui lavoravano ne è derivata dunque un’esperienza positiva, che ha permesso a Fernando e ad Andrea di mettere in pratica tutte le diverse conoscenze acquisite e di poterle riutilizzare per lavorare a 360 gradi nel mondo della falegnameria.

 

“Esatto” ci dice Andrea, “anche se non sempre è facile perché il carico e la diversità del lavoro sono maggiori, i buoni risultati dipendono direttamente da te e le soddisfazioni non mancano. Le esperienze che ho fatto lavorando nei diversi settori, mi hanno dato la possibilità di mutuare alcune soluzioni da un ambito all’altro. Al momento ho diverse idee e progetti in sospeso, ma quello che più di tutti sta prendendo forma è quello dedicato ai tavoli. Tavoli particolari, di design, in legno massello, ma con un’anima moderna. Ho appena terminato di registrare un brevetto su un meccanismo di allungamento particolare che mi ha permesso di coniugare il design moderno e il legno massello con le esigenze di praticità della vita di tutti i giorni. Attraverso la pagina Facebook della mia attività AG_designho potuto far conoscere il meccanismo ricevendo moltissime richieste per la soluzione che ho ideato.”

 

Salutiamo Andrea e Fernando, ringraziandoli per averci raccontato la loro storia e aver condiviso con noi le difficoltà e le soddisfazioni di questo bellissimo mestiere che è il falegname. Vi lasciamo con una frase di Andrea che sintetizza bene lo spirito di questo articolo: “L’artigiano di oggi deve essere eclettico, sapere fare cose diverse, essere pronto a soddisfare varie esigenze”.

 

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