Questo articolo fa parte della
Rivista n.127

Tre uomini e una gamba

Nel 1997 usciva nelle sale cinematografiche un divertente film dal titolo: tre uomini e una gamba, divenne immediatamente famoso sancendo la notorietà dei tre protagonisti. Il film descrive il viaggio di questi attraverso l’Italia fino al raggiungimento della futura sposa di uno dei tre. C’è una scena in cui mangiano in un ristorante e questo si trova dalle mie parti, si chiama La Rocca ed è a Ceri, un bellissimo borgo medievale nella provincia di Roma. Per un’alchimia a me ignota, questo luogo è divenuto da allora la meta preferita per gli addii al celibato. Vengono da tutta Italia e ogni volta si portano dietro una gamba, solitamente di un manichino, che mettono sopra il tavolo festeggiando così quella loro ultima cena. Alla luce di un incremento di addii e nell’intento di far cosa gradita ai futuri sposi, i proprietari del ristorante mi hanno chiesto di realizzare una gamba fedele all’originale. Ho accettato subito senza nessuna riserva pensando immediatamente ad una delle frasi celebri del film: “il mio falegname con trenta mila lire la faceva meglio” e domandandomi al contempo: sarà vero?

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