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Rivista n. 103

Resina e legno

Prendere una grossa tavola grezza e metterla nuda e cruda su un paio di supporti non è di certo un'idea originale per fare un tavolo, ma è diventata commerciale e di tendenza da quando la resina ha fatto la sua comparsa all'interno della scarna composizione. Il nuovo materiale consentiva di salvaguardarne la funzione anche in presenza di legni che prima sarebbero stati scartati o sezionati in pezzi più piccoli, ma anche di trasformare quei difetti in pregi attraverso effetti di trasparenza e colore adatti a rendere meno statico l'aspetto del grande piano. Usando oggi l'insieme di parole chiave tavolo-resina-bordi-naturali o one-slab-dining-table su internet, ci si vede scorrere sotto gli occhi centinaia di proposte, commerciali e amatoriali, per questo tipo di arredo. Si spazia dalle opere studiate e riuscite di architetti e designer contemporanei a realizzazioni talmente più estemporanee che, se non si fosse mai visto un episodio dei mitici Flintstones, potrebbero dirsi prive d'ispirazione. Fa strano vedere quanto poco ci voglia per far scalare un imponente tavola di legno dalla prima alla seconda categoria: questi tavoli emanano sempre grande solidità, ma il loro equilibrio estetico si dimostra fragile e non sempre si riesce a maneggiarlo con cura. Basta una base non azzeccata, una finitura impropria o un uso incauto della resina per dare al risultato una parvenza primitiva, rustica o Kitsch a seconda dei casi. Al di là delle difficoltà oggettive legate al disegno di un oggetto che sia funzionale, di aspetto coerente e integrabile con il resto dell'arredamento, per chi vuole affrontare questo tipo di costruzione ci sono delle difficoltà di natura pratica da superare. Vedremo come e quali in questo articolo.
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